Ispettori del Fisco indagati Spuntano i primi due nomi
DIRTY LEATHER. Proseguono gli accertamenti della polizia tributaria dopo le ammissioni degli imprenditoriSegantini ha confessato di avere intascato mazzette per 150 mila euro nell'arco di qualche anno. Le verifiche adesso sui commercialisti
Spuntano i nomi dei primi funzionari del Fisco sospettati di grava infedeltà. Uno dei due ha pure confessato di avere intascato 150 mila euro di tangenti. Si tratta di Filiberto Segantini, come ha reso noto ieri sera un'emittente televisiva locale. Il pubblico ufficiale faceva coppia fissa col collega De Monte. Entrambi per anni sono stati ispettori accertatori dell'Ufficio entrate di Arzignano e di recente sono andati in pensione.
A pronunciare i loro nomi sarebbe stato il tributarista Marcello Sedda (avv. Marco Dal Ben), che per uscire dal carcere a metà gennaio ha iniziato un percorso di collaborazione, intrapreso del resto per primo da Andrea Ghiotto (avv. Lucio Zarantonello e Sara Motta), l'ex patron del Grifo calcio a 5 che nella suite dell'hotel Principe ha scritto le pagini più morbose e sconcertanti di conciopoli. È stato Ghiotto a spiegare, pur non avendo conoscenza diretta, che negli ambienti della pelle il nome di Segantini era ricorrente tra gli addetti ai lavori. Lo aveva collegato a Sedda che fungeva da collettore delle tangenti da canalizzare verso il luogotenente Giovine. Di Segantini e De Monte si parlava negli ambienti dei commercialisti arzignanesi che per conto degli imprenditori avevano a che fare col Fisco in caso di verifiche.
CONFESSIONI. È stato Segantini che quando un paio di settimane fa ha compreso che stavano per aprirsi le porte del carcere ha raccontato tutto quello che sapeva. Per lui 58enne, la carriera si era chiusa da qualche mese quando era andato in pensione. Alla confessione di Segantini, che non si sa se risponda dell'ipotesi di corruzione o concussione, sono seguite quelle degli imprenditori che invece hanno sostenuto di avere versato mazzette per 700 mila euro ai dipendenti delle Entrate.
I pubblici ufficiali sarebbero almeno cinque, ma non si esclude che il numero possa crescere. Intanto, sono proseguiti anche ieri gli interrogatori da parte della polizia tributaria coordinata dal procuratore Salvarani e dal sostituto Peraro nell'ambito di una delle più importanti inchieste mai compiute nel Veneto contro la corruzione/concussione degli uffici tributari.
MILIONI IN TANGENTI. Com'è noto è uno dei filoni dell'indagine Dirty Leather che per i numeri - fatture false per 1,3 miliardi di euro e iva non versata per 250 milioni - è stata la terza inchiesta più importante in Italia della Guardia di Finanza nel 2008/2009. Il merito è stato dei finanzieri del colonnello Morelli e del maggiore Borrelli che investigando anche in casa propria - non a caso dal 14 dicembre è in carcere il luogotenente in pensione Luigi Giovine (avv. Riccardo Benevgnù) accusato di avere incassato mazzette per alcune centinaia di migliaia di euro -, hanno delineato la mappa di una grande evasione fiscale che si reggeva grazie alle complicità di pezzi dell'apparato dello Stato. Una complicità pagata profumatamente, come ha raccontato lo stesso Segantini, e che durava da anni. Ecco perchè si tratta di un terremoto giudiziario. I conciapelli che fin qui hanno parlato hanno spiegato agli inquirenti di essere stati sottoposti a un sistema vessatorio. Le dichiarazioni di Segantini, che sono coperte dal segreto, avrebbero aperto nuovi fronti investigativi. C'è grande fibrillazione in tutti gli ambienti anche perché a breve l'autorità giudiziaria dovrà prendere le sue decisioni davanti a uno dei più grandi scandali giudiziari della storia vicentina. In base ai calcoli emersi dalle confessioni dei protagonisti, sarebbero state pagate tangenti per quasi un paio di milioni di euro. Ma è impossibile allo stato quantificare le dimensioni del sistema corruttivo che per anni ha caratterizzato il rapporto di molte concerie, grandi e piccole, con il Fisco e la Guardia di Finanza.
VERIFICHE. Il lavoro che aspetta i finanzieri è ancora lungo. Devono ricontrollare decine e decine di verifiche a partire dal 2004 - per gli anni precedenti c'è il rischio prescrizione -, per riscontrare le affermazioni di funzionari pubblici, imprenditori e commercialisti.
Quest'ultimi, come detto, avevano un ruolo centrale nel sistema di conciopoli. Erano loro a consegnare i pacchi di mazzette. Qualcuno tra di loro starebbe collaborando. In procura c'è la consegna del silenzio.
Ivano Tolettini
Ivano Tolettini
