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Il Giornale di Vicenza.it - Cronaca

Sedda ha confessato? Poi è tornato in libertà

CONCIA & MAZZETTE. Il consulente di Arzignano è stato sentito di nuovo per quasi 5 ore
23/01/2010
Zoom Foto
Il carcere di San Pio X, dove fino a ieri era rinchiuso Marcello Sedda

Marcello Sedda è tornato in libertà. Dopo 40 giorni di carcere, il consulente ieri mattina è uscito dal carcere S. Pio X dove era stato accompagnato il 14 dicembre scorso in virtù dell'ordinanza di custodia cautelare per corruzione e riciclaggio internazionale.
Sedda, 50 anni, di Arzignano, titolare dello studio "S", ha parlato nella serata di giovedì per altre cinque ore con il pubblico ministero Marco Peraro e con la guardia di finanza. Assistito dall'avv. Marco Dal Ben, è il secondo interrogatorio al quale si è sottoposto in settimana prima che il giudice Stefano Furlani accogliesse la richiesta del suo difensore di remissione in libertà, con l'unico obbligo di non espatriare. Lo stesso era accaduto il 28 dicembre anche ad Andrea Ghiotto (avv. Lucio Zarantonello e Sara Motta), imprenditore della concia ed ex presidente del Grifo calcio a 5.
Cosa è cambiato da martedì? Poiché anche questo secondo interrogatorio (durato dalle 17 alle 21.30) è stato segretato dal procuratore Ivano Nelson Salvarani e dal sostituto Peraro, i dettagli non si conoscono ma non è difficile immaginare che il consulente, giovedì, abbia ammesso le sue responsabilità in ordine almeno a alcune delle accuse che gli vengono contestate. Dopo le prime 5 ore di serrato botta e risposta, infatti, la procura aveva dato parere negativo alla scarcerazione. Ieri, invece, il quadro è cambiato a testimonianza che la posizione di Sedda si sarebbe fatta più chiara anche grazie alla sua disponibilità.
Sedda ha parlato delle mazzette che alcuni imprenditori hanno riferito di avergli consegnato per far arrivare il danaro a Luigi Giovine, 63 anni, il finanziere in pensione che è rimasto l'unico dietro le sbarre. assistito dall'avv. Cesare Dal Maso, l'ex comandante della tenenza di Arzignano ha sempre negato di aver preso soldi per accomodare le verifiche fiscali delle aziende fiscali, o per fornire informazioni sulle indagini in corso. «Sono ripicche nei miei confronti proprio per le inchieste che ho condotto», ha sempre ridabito.
Se anche Sedda, come pare evidente, ha confermato di avergli consegnato tangenti, la sua sarebbe la settima chiamata di correità dopo quelle di Ghiotto, Vladimiro Zonta, Davide Baldo, Andrea Bertoldi, Lucia Gonella e Simone Voltolin. «Pagavamo il finanziere affinché non svolgesse accertamenti sulle nostre società», è il senso delle loro dichiarazioni.
Per questo la posizione di Giovine si è fatta ancora più delicata. Il pensionato è accusato di aver intascato 230 mila euro negli ultimi anni in mazzette. Per questo gli sono stati sequestrati 50 mila euro dal conto corrente e i finanzieri della Tributaria, comandati dal maggiore Borrelli, sono certi che il suo tenore di vita non fosse adeguato allo stipendio di un dipendente statale. Sono stati accertati, fra l'altro, gli acquisti di tre auto pagate in contanti.
La difesa del luogotenente offre una versione opposta. I soldi sequestrati sono la liquidazione di oltre 40 anni di lavoro. Delle tre auto, una l'ha acquistata un figlio; mentre le altre due comprate da Giovine (una per sè, l'altra per l'altro figlio) sono usate e acquistate dopo la cessione di quelle vecchie. Nessuna vita da nababbo, insomma. «Io non ho mai preso soldi per farmi corrompere».
Diego Neri

Diego Neri